A volte le parole non bastano, anche quando si hanno mille ragioni, e allora tocca alle armi scrivere la storia. Qualsiasi storia.

Mi chiamo Marco e sono l'autore di questo blog che oggi nasce e che non ho idea di quanto potrà durare, ma essendo piuttosto egocentrico credo staremo insieme a lungo.
Ci sono molte cose che ci potremo raccontare, molti argomenti verranno toccati, si potrà parlare di tutto fatti personali, sport, politica, società, culture.
Ci saranno giorni in cui qualcosa andrà raccontato e altri nei quali non sarà davvero successo un tubo.
Molti riferimenti saranno indirizzati alla musica, al cinema, a qualche passaggio di un libro o al mondo piuttosto affascinante del teatro.
Spesso inserirò riferimenti a brani musicali, in quel caso e consigliabile che li ascoltiate mentre leggete quel pezzo o fate quella cosa descritta, niente come la musica è un meraviglioso modo per rimandare a ricordi che generano emozioni, che suscitano sensazioni, come in un gioco di specchi che puo continuare all'infinito.
A volte scriverò in prima persona altre invece ci sara' un altro a raccontarvi delle storie, lui in questo momento è quello che vive una situazione non indifferente, si chiama Vic e conviene starlo ad ascoltare.
Vamonos.
domanderisposte@katamail.com
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Centoquattordici.
(Per solutori più che abili)
Un giorno un uomo decise che il pezzo di mare che aveva a disposizione era tutto suo, e allora ci mise un cancello e decise che i pesci non sarebbero più passati di lì.
Ma la cosa non funzionava e allora appiccicò dei cartelli, con scritto "divieto di transito", ma i pesci non ci fecero mai troppo caso, andavano e venivano come pareva a loro, giravano intorno al cancello o ci passavano attraverso, e sfilavano davanti ai cartelli di divieto fregandosene di quello che significavano.
Allora l'uomo si mise a urlare ai pesci che non dovevano passare nel suo pezzo di mare, che era tutto suo, una sua esclusiva proprietà, e che non avevano il dirittto di fare quello che pareva a loro.
L'uomo a volte diceva cose senza senso, anche per gli altri uomini figurarsi per i pesci, ma era convinto che si poteva vietare.
Lui era convinto di essere il padrone e poteva disporre del pezzo di mare a suo piacimento, cosa facevano i pesci lo decideva lui, aveva messo il cancello e pure i cartelli di divieto, quindi le cose dovevano andare come ordinava lui.
I pesci a volte guardavano l'uomo convinto dei suoi divieti e tiravano via veloci.
Un giorno gli capitò di alzare un poco di più lo sguardo e finalmente lo capì da solo.
Il suo cancello non chiudeva un bel niente, era un inutile pezzo di ferro messo a marcire a bagno nel mare, non solo i pesci ma anche tutto il resto, girava secondo i suoi ritmi e secondo desideri e necessità, che nessun divieto era in grado di controllare.
Tutti in fila, ordinati e appesi come camicie, tutti bianchi.
Non parlano, ma si fanno sentire.
Non si muovono, ma vanno in ogni direzione.
Non si lamentano, ma conoscono il dolore.
Qualche volta il vento entra nella stanza, si infila in ogni fessura, e allora hanno un sussulto, sbattono tra loro, comunicano.
Basta fare finta di niente, voltarsi dall'altra parte, tapparsi le orecchie.
Il vento calerà, e loro torneranno nella stessa posizione di prima.
Tutti in fila, ordinati e appesi come camicie, tutti bianchi.
"Ehi Bill, noi siamo sempre andati d'accordo vero?"
"Certo che si, Jim"
"Non abbiamo mai cercato di fregarci l'uno con l'altro e ci siamo sempre sostenuti a vicenda, vero Bill?"
"Si, mi pare proprio di si"
"Ti ricordi di quella informazione che ti serviva, per comperare dei cavalli giù a Sonoma, e io in meno di mezza giornata ti ho fornito quello che cercavi, senza chiederti niente in cambio?"
"Beh no lì qualcosa me lo hai chiesto, me lo ricordo bene, hai voluto dieci caffè"
"Piantala dai, scherzavo, anche se poi non erano proprio dieci"
"Abbiamo sempre scherzato, senti, ma dove vuoi arrivare Jim?"
"A questo, insomma io e te non abbiamo mai avuto problemi, abbiamo fatto affari insieme, percorso dei lunghi pezzi della prateria, mai uno scazzo un motivo di lite, ci siamo sempre coperti il culo a vicenda, o mi sbaglio?"
"No, non ti sbagli, Bill"
"Allora che ne dici di metterci schiena contro schiena, fare dieci passi e poi voltarci e spararci addosso, così, senza motivo?"
"Dico che è proprio da coglioni, ma in fondo siamo amici, per cui, se proprio ci tieni..."
"Si, anche secondo me è da coglioni"
"Uno, due, tre...."
(Qualcuno fermò il conteggio?)
Se la "festa degli innamorati" dovesse essere festeggiata con la persona di cui si è innamorati, sul serio, questa sera un sacco di gente sarebbe semplicemente altrove.
Torna, domani, la festa che più adoro in assoluto, peccato che arrivi solo una volta all'anno.
Dovrebbe capitare più spesso S. Valentino, è davvero una data che deve essere celebrata con cura, con attenzione, non bisogna mai dimenticare il 14 Febbraio e tutto quello che rappresenta.
S. Valentino, 14 febbraio 1929. Naturalmente.
Chiedere la verità a coloro che abbiamo costretto a mentire, dimostra che non abbiamo il coraggio di conoscerla.
Con la riunione di ieri mi sa che si è definitivamene conclusa
la mia esperienza con l' Accademia Attori.
Adesso ho il lunedì sera libero. Può interessare?
Lo sapevo che prima o poi ci sarebbero arrivati, era solo questione di quando.
Oggi ho avuto le informazioni che cercavo, che come sempre si trovano nei posti più impensabili, tipo in macelleria, ad esempio.
"Eh si la Sardegna è bella, però si sta rovinando il mare"
"Si, stanno inquinando anche lì, alla maddalena, dove ci sono i militari"
"Però il panorama è uno spettacolo"
"Si, è lì che ci sono i sommergibili a "testata nucleare".
Mi chiedo solo come faranno a lanciare un sommergibile però...?